L’AI, quando non sa, tende a tirare a indovinare. Lo spiega una ricerca di OpenAI: nei test con cui le AI vengono messe alla prova, indovinare porta più punti che ammettere di non sapere. Questo prompt le toglie la paura di dire «non lo so».
La guida di Anthropic per Claude lo conferma: dare all’AI il permesso esplicito di ammettere i dubbi riduce di molto le informazioni false. La divisione tra «Quello che so» e «Quello che suppongo» ti fa vedere subito dove stare attento.
L’abbiamo provato il 6 ottobre 2026 su Claude, ChatGPT e Gemini, con una domanda su cui le AI sbagliano spesso: il titolo della tesi di dottorato di uno degli autori della ricerca di OpenAI sulle allucinazioni. Claude e ChatGPT hanno dato il titolo e l’anno giusti, con i link alle fonti, e hanno detto chiaramente che cosa non sapevano: il giorno esatto della discussione. Gemini (modello Flash) ha dato una risposta più confusa, ma l’anno l’ha messo tra le supposizioni invece di spacciarlo per certo, e ha indicato dove controllare. È proprio quello che il prompt deve fare: farti vedere dove fermarti a verificare.
Ricorda: anche i link vanno aperti. L’AI può sbagliare pure quelli. Per orari, leggi, soldi e salute, l’ultima parola spetta al sito ufficiale. Tutto il perché lo trovi nella guida Perché l’AI si inventa le cose.