Guide

Perché l’AI si inventa le cose (e tre trucchi per accorgertene)

  • 6 min di lettura
  • Pubblicato il
  • Verificato il su ricerca di OpenAI, guide ufficiali di Anthropic e Google e articolo del Post
Serio in aeroporto, sorpreso, davanti al tabellone delle partenze: il suo volo parte dal B7, ma l’AI gli ha detto gate 12, che non esiste. Titolo: L’AI inventa?!

Serio è in aeroporto. Chiede all’AI da quale gate parte il suo volo. Risposta immediata, sicurissima: «Gate 12». Arriva al gate 12. Il gate 12 non c’è. Sul serio?!

Succede più spesso di quanto pensi. L’AI ti dà un orario, una legge, il titolo di un libro, e lo dice con un tono convinto. Poi scopri che se l’è inventato. Ha un nome: allucinazione. In questo articolo vediamo che cos’è, perché succede e tre trucchi semplici per accorgertene.

Il video è su YouTube. Se premi «Guarda il video», il tuo browser si collega a YouTube (Google), che riceve il tuo indirizzo IP e può usare cookie e tecnologie simili, anche per i suoi scopi e con possibili trasferimenti negli Stati Uniti. Informativa cookie · Guardalo su YouTube

Che cos’è un’allucinazione

È una risposta che sembra giusta ma è falsa. Non è una bugia detta apposta: l’AI non sa di sbagliare.

Il Centro assistenza di OpenAI elenca gli esempi tipici:

  • definizioni, date o fatti sbagliati;
  • citazioni, studi e fonti che non esistono;
  • risposte troppo sicure a domande difficili o ambigue.

E aggiunge una cosa importante: ChatGPT a volte sembra sicuro anche quando sbaglia. Vale per tutte le AI, non solo per ChatGPT. Anche la guida di Anthropic su Claude lo dice chiaro: i trucchi aiutano molto, ma non eliminano del tutto il problema.

Perché succede: il test a crocette

A settembre 2025 un gruppo di ricercatori di OpenAI ha pubblicato uno studio con una spiegazione semplice. L’AI fa come uno studente durante un test a crocette: quando non sa, tira a indovinare.

Il motivo sta nel modo in cui le AI vengono messe alla prova. Molti test contano solo le risposte giuste. Facciamo l’esempio dello studio: chiedi il compleanno di una persona poco famosa.

  • Se l’AI tira a indovinare («il 10 settembre»), ha 1 probabilità su 365 di prendere il punto.
  • Se risponde «non lo so», prende sempre zero.

Su migliaia di domande, chi indovina sembra più bravo di chi ammette di non sapere. Così l’AI impara che indovinare conviene.

Schema in due colonne su fondo lime. La domanda: il compleanno di una persona poco famosa. A sinistra, chi tira a indovinare risponde «Il 10 settembre»: ha 1 probabilità su 365, e a volte prende il punto. A destra, chi dice la verità risponde «Non lo so» e prende sempre zero punti. Così, nei test, l’AI impara che indovinare conviene.
Schema nostro dall’esempio della ricerca di OpenAI, letta il 06/10/2026.

C’è anche una seconda causa. L’AI impara da enormi quantità di testo. I fatti che compaiono spesso (la capitale della Francia) li impara bene. Quelli rari e un po’ «casuali», come il compleanno di una persona qualunque, non hanno uno schema da imparare. Lì il rischio di errore sale.

La curiosità: nello studio i ricercatori hanno chiesto a più AI il titolo della tesi di dottorato di uno degli autori. Nessuna ha dato il titolo giusto, e ognuna ne ha inventato uno diverso, con tanto di università e anno.

La proposta dello studio è di cambiare i test: premiare chi dice «non lo so» quando non è sicuro, e punire di più gli errori detti con sicurezza.

Quando l’errore costa caro

Nel 2022 un passeggero canadese chiede al chatbot di Air Canada come avere lo sconto per un viaggio dovuto a un lutto in famiglia. Il chatbot gli spiega che può chiedere il rimborso dopo, entro 90 giorni. Non era vero: la regola della compagnia non lo permetteva.

Il passeggero fa causa. Nel febbraio 2024 un tribunale canadese gli dà ragione: la compagnia risponde di tutto quello che c’è sul suo sito, chatbot compreso, e deve rimborsargli la differenza (Il Post, 17/02/2024).

La lezione per noi: quando c’è di mezzo un orario, una regola o dei soldi, la risposta dell’AI è un punto di partenza, non la parola finale.

Succede anche nelle cose di tutti i giorni. Antonio: «A me è capitato con la grammatica. L’AI mi ha proposto alcune frasi sbagliate, assicurandomi che erano corrette. Solo quando le ho fatto notare l’errore ha chiesto scusa, lo ha ammesso e mi ha dato la risposta giusta. Nella maggior parte dei casi l’AI non sbaglia, ma oggi non è infallibile, ed è normale: è una tecnologia che cresce in fretta. Il mio consiglio: non prendere per vera qualsiasi risposta, soprattutto se ti lascia anche il minimo dubbio. Verificare richiede un po’ di tempo in più, ma ne vale sempre la pena.»

Tre trucchi per accorgertene

Tre schede numerate. Uno: chiedi le fonti, e aprile; per esempio «Dimmi dove l’hai letto, con il link». Due: dagli il permesso di non sapere; per esempio «Se non lo sai con certezza, dimmelo». Tre: le cose importanti, come orari, leggi, soldi e salute, controllale sempre sul sito ufficiale. Accanto, Serio indica le schede.
Schema nostro dai consigli di Anthropic, OpenAI e Google, letti il 06/10/2026.

1. Chiedi le fonti, e aprile davvero

Scrivi: «Dimmi dove l’hai letto, con il link». Poi apri il link. Le AI possono inventarsi anche le fonti, quindi non basta che ci sia un link: deve esistere e dire quella cosa.

In Gemini, sotto molte risposte c’è il pulsante Fonti: si apre un pannello con i link correlati. Se il pulsante non c’è, spiega la guida di Google, quella risposta non ha link.

2. Dagli il permesso di dire «non lo so»

Sembra una sciocchezza, ma funziona. La guida di Anthropic per Claude dice che dare esplicitamente all’AI il permesso di ammettere i dubbi riduce di molto le informazioni false. Aggiungi alla domanda una riga come questa:

Se non lo sai con certezza, dimmelo. Non inventare.

Trovi la versione completa, pronta da copiare, nel prompt La domanda con il permesso di non sapere.

3. Le cose importanti si controllano alla fonte

Orari, scadenze, leggi, soldi, salute: controllale sempre sul sito ufficiale (la compagnia aerea, il Comune, l’INPS, il medico). Lo consiglia anche il Centro assistenza di OpenAI: verifica le informazioni importanti su fonti affidabili.

Un trucco in più, per i dubbi: rifai la domanda in una chat nuova, o chiedila a un’altra AI. Se le risposte sono diverse, è un campanello d’allarme. È un controllo che la guida di Anthropic suggerisce anche agli sviluppatori.

Quando fidarti di più (e quando meno)

Fidati di piùControlla bene
Riassumere un testo che le dai tuFatti rari, nomi, date precise
Riscrivere una lettera, correggere un testoLeggi, scadenze, regole di un servizio
Idee, elenchi, schemiCitazioni, studi e libri «famosi»
Spiegare un concetto notoNotizie degli ultimi giorni

Anche nella colonna di sinistra rileggi sempre: l’AI può sbagliare anche lì, ma è più facile accorgersene, perché il testo di partenza ce l’hai tu.

Per fare domande che lasciano meno spazio all’invenzione, leggi anche Come scrivere un prompt chiaro, e prova il prompt Prima di rispondere, fammi le domande.

In breve

  • Un’allucinazione è una risposta che sembra giusta ma è inventata. L’AI non sa di sbagliare.
  • Succede anche perché, nei test, tirare a indovinare prende più punti che dire «non lo so» (ricerca di OpenAI, 2025).
  • Chiedi le fonti e aprile.
  • Scrivi: «Se non lo sai con certezza, dimmelo.»
  • Orari, leggi, soldi e salute: sempre il sito ufficiale.

Fonti

Lette il 6 ottobre 2026: